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Elezioni in Perù, duello tra Pedro Castillo e Keiko Fujimori

Il valore astratto di un’idea non ha importanza nella storia. Ciò che conta è il suo valore concreto (José Carlos Mariátegui).

Per Pedro Castillo la sua idea è il programma di Perú Libre e il valore concreto è realizzarlo (la foto in evidenza è di Alex Phillc via Pixabay, ndr).

Un Paese nel caos

Negli ultimi cinque anni il Perù è stato seriamente colpito dall’aver avuto quattro presidenti e due parlamenti, che non gli hanno permesso di muoversi verso uno sviluppo socio-economico consolidando istituzioni democratiche. Per non parlare di affrontare efficacemente la pandemia, che sta causando molta sofferenza nella popolazione.

Foto di Luis Carlos Adrianzen via Pixabay
I carri armati di Fujimori, 29 anni fa

Ma i problemi vengono da lontano. Il colpo di stato militare di Fujimori con i carri armati che dovrebbe essere ricordato in queste elezioni è stato il 5 aprile 1992,  29 anni fa. Lì iniziò a prendere piede il controllo totale dello Stato da parte del potere economico, come avvenne in diversi paesi dell’America Latina.

Le sterilizzazioni forzate contro le indigene e l’incarcerazione degli oppositori

Alberto Fujimori ne ha combinate di tutti i colori. Per esempio le sterilizzazioni forzate, camuffate all’epoca da piano sanitario, impugnando come capo d’accusa la morte di 5 donne e danni fisici gravi permanenti ad altre 1.300. Il piano portò alla sterilizzazione di oltre 300.000 donne delle comunità andine, per ridurne la loro presenza numerica sul territorio e nel Paese. Una sorta di pulizia etnica su base “medica” criminale.

Foto di hdiaz via Pixabay

Inoltre con l’aiuto di Vladimiro Montesinos, suo capo dei servizi segreti, ha riempito le carceri di prigionieri politici.  Centinaia di donne e uomini, ex militanti di Sendero Luminoso, del Mrta, Movimiento Revolucionario Túpac Amaru e di movimenti sociali, continuano ad essere incarcerati da moltissimi anni. Tra torture, assassinii e massacri.                                                                    

Con il virus la povertà è esplosa

Inoltre c’è ora la pandemia da coronavirus che secondo un rapporto del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha causato nel 2020 più di 1,8 milioni di nuovi poveri. Il 27,5% per cento della popolazione è in povertà, con una situazione sanitaria drammatica, in quanto le vaccinazioni non sono sufficienti per tutta la popolazione. Il numero dei morti è altissimo.

Foto di lauraelatimer0 via Pixabay
Una poltrona per due

I risultati definitivi, secondo l’Onpe, Oficina Nacional de Procesos Electorales, delle elezioni presidenziali tenutesi domenica 11 aprile in Perù hanno confermato che Pedro Castillo di Perú Libre – 19.098% dei voti – e Keiko Fujimori di Fuerza Popular – 13.368% dei voti – sono i candidati che si recheranno al secondo turno il 6 giugno (leggi anche Ecuador, vince Lasso. Perù al ballottaggio). 

Gli altri

Per gli altri il risultato nell’ordine è il seguente: Rafael López Aliaga di Renovación Popular con l’11.699%, Hernando de Soto di Avanza País  con l’11.593%, Yonhy Lescano di Acción Popular con il 9.101%, Verónika Mendoza di Juntos por el Perú con il 7.86%, César Acuña di Alianza para el Progreso con il 6.035%, George Forsyth di Victoria Nacional con il 5.628%, Daniel Urresti di Podemos Perú con il 5.613%, Julio Guzmán (Partido Morado) al 2.25%, Alberto Beingolea del Partido Popular Cristiano con l’1.972%, Daniel Salaverry di Somos Perú con l’1.662%, Ollanta Humala del Partido Nacionalista Peruano con l’1.601%, José Vega di Unión por el Perú con lo 0.705%, Ciro Gálvez di Renacimiento Unido Nacional con lo 0.623 %, Marco Arana del Frente Amplio con lo 0.454%, Rafael Santos di Perú Patria Segura con lo 0.384%, Andrés Alcántara di Democracia Directa con lo 0.353%. Sono stati registrati 14.011.989 voti validi, 2.134.702 voti bianchi e 917.416 voti non validi.

La votazione è stata molto frammentata e lo sarà anche il futuro parlamento. Nove, quelle che hanno ottenuto percentuali di voto superiore al 5%, saranno le formazioni politiche presenti nel  prossimo Parlamento della Repubblica.

La figlia del dittatore (che vuole liberare)
Keiko Fujimori

Keiko Fujimori, alla testa del partito populista di destra Fuerza Popular, è già stata candidata a presidente due volte, nel 2011 e nel 2016, perdendo entrambe le volte. È stata in carcere fino al maggio 2020 con l’accusa di riciclaggio di denaro. Ha detto che se verrà eletta libererà il padre, il criminale Alberto Fujimori, che è in carcere con una condanna a 25 anni per corruzione e sistematiche violazioni dei diritti umani durante la sua presidenza.

Ma ora guarda al centro. Con il sostegno di Vargas Llosa

Suoi alleati possono essere Hernando De Soto di Avanza País e Lopez Aliaga di Renovación Popular, fujimoristi storici, che parteciparono al governo autoritario di Alberto Fujimori dal 1990 al 2000. Ma Keiko sta moderando il suo discorso, cercando di creare ponti con altri soggetti e con il centro, usando principalmente la campagna di terrore per il pericolo che Pedro Castillo trasformi il Perù nel Venezuela e agitando lo spauracchio di Sendero Luminoso. Tutto ciò le ha portato alcuni frutti – come il recente sostegno dello scrittore e politico Mario Vargas Llosa – e altri rappresentanti della destra peruviana potrebbero fare lo stesso, impedendo il trionfo di Castillo.

Mario Vargas Llosa, infatti, ha invitato i peruviani a votare per Keiko Fujimori nel secondo turno presidenziale delle elezioni del 6 giugno, considerandola «il male minore» nei confronti del suo rivale di sinistra Pedro Castillo.

Keiko Fujimori rappresenta la continuità dell’ordine stabilito dalla politica delle grandi aziende multinazionali e nazionali. Il modello economico è stato ed è profondamente legato a bande criminali come quella del caso “Lava Jato“. Per i media del pensiero unico, della difesa della sacra Costituzione del 1993 eccetera, il modello economico e la politica della corruzione sarebbero separati. Ma è la realtà a negarlo, perché sono gli stessi attori e operatori.

Il professore marxista che fa tremare le grandi imprese
Pedro Castillo

Pedro Castillo di Perú Libre è un marxista che ha, tre l’altro, come modello la Cuba di Fidel Castro. Il suo programma prevede di nazionalizzare le attività di estrazione mineraria e i settori del gas e del petrolio, oltre che di aumentare le tasse per gli investitori stranieri.

Ha impostato la sua campagna elettorale sostenendo che queste elezioni fossero una lotta di classe tra ricchi e poveri, dicendo che avrebbe eliminato le disuguaglianze. Una sua possibile elezione è temuta soprattutto dalla classe imprenditoriale del paese, visto che tra i suoi obiettivi c’è quello di espandere il controllo statale sull’industria e diminuire il potere economico delle imprese.

Il sostegno di Veronika Mendoza contro il fujimorismo

Il Movimento Nuovo Perù di Verónika Mendoza e il Partito Comunista Peruviano (Pcp) hanno deciso di appoggiare Pedro Castillo nel secondo turno delle elezioni presidenziali per sconfiggere – unendo organizzazioni democratiche politiche, sociali e popolari –  Keiko Fujimori e quello che rappresenta: il fujimorismo, un modello conservatore, autoritario e corrotto.

Verso una nuova Costituente?

Lo scopo è quello di instaurare un governo democratico, popolare e partecipativo sulla via di una nuova Costituente. Un’alternativa, quindi, al sistema capitalista e al modello neoliberista: lotta alla corruzione, difesa dei diritti e dell’uguaglianza dell’intera popolazione, una nuova economia che includa un’imposta sulla ricchezza, il recupero della sovranità popolare sulle risorse nazionali e una nuova riforma agraria. Passo fondamentale sarà un’Assemblea Costituente per redigere una nuova Costituzione per un nuovo Perù democratico.

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