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Bologna, Moscato: «Lepore tenterà di spostare l’asse più a sinistra»

Alla fine l’ha spuntata l’assessore alla Cultura Matteo Lepore (Foto in alto di Giuseppe Gabrieli) nelle Primarie bolognesi per scegliere il nuovo candidato sindaco progressista. Ha vinto contro Isabella Conti, attuale sindaca di San Lazzaro. Il primo espressione del Pd, la seconda amministratrice di talento iscritta ad Italia Viva. I due aspiranti candidati hanno dato vita ad una campagna tra le più velenose, combattute e importanti per il futuro del centrosinistra che si siano mai viste in Italia.

Abbiamo approfondito il significato storico di questa partita politica bolognese e non solo, intervistando il giornalista di lungo corso Giampiero Moscato (Foto accanto). Osservatore attento della politica e profondo conoscitore della città di Bologna, ex responsabile di Ansa Emilia-Romagna, attualmente direttore delle testate e dei laboratori del Master in giornalismo dell’Alma Mater e dello spazio di informazione “Cantiere Bologna”.

Che significato ha assunto la sfida tra Lepore e Conti?

«Due idee si sono scontrate. Una più tradizionalista, quella di Lepore, considerata più vicina all’apparato che però avrebbe preferito in realtà altre figure, come Alberto Aitini– assessore alla Sicurezza-. Inoltre Lepore aveva l’appoggio delle Coop che a Bologna rappresentano un potere. Dall’altra parte c’era Isabella Conti, che mieteva consensi anche in settori economici più liberali».

È stata una sfida importante per il futuro del Pd?

«Il Pd è il perno del centrosinistra. Tutti cercano di demolirlo da anni, molti hanno provato a indebolirlo, portandolo a livelli di consenso non consoni alla storia e importanza del partito. Malgrado senza il Pd nessuno sarebbe poi più in grado di organizzare le primarie del centrosinistra, cioè a mettere insieme le anime diverse che compongono i progressisti.

L’ex segretario del Pd Matteo Renzi, che ha ottenuto grazie al partito il 40% dei consensi nel 2014 e aveva in mano il paese, ha trascinato i dem alla sconfitta nel Referendum costituzionale del 2016, dopo il quale aveva promesso di lasciare la politica. Ha costretto invece il Pd a stringere un’alleanza contronatura con il M5s nel 2020, per tirarsi subito fuori dal partito e creare un proprio movimento. Io ho ricevuto una spifferata su un accordo che sarebbe stato già raggiunto da Conti e Lepore per creare una coalizione unita di centrosinistra. Matteo Renzi però avrebbe tentato di denudare il re, attraverso una mossa del cavallo, indicando ai suoi Isabella Conti come il candidato da sostenere, creando litigi netti e profondi. Ha usato quindi questa candidatura, ma senza aiutarla».

Chi è Isabella Conti?

«È una amministratrice capace, empatica, che ha raggiunto il 40% dei consensi in questa campagna per le Primarie, un risultato molto importante che vedremo come deciderà di utilizzare».

Ora ci sarà una ricomposizione o c’è il rischio di uno strappo, di una corsa solitaria della sindaca?

«Conti è una figura del centrosinistra e fa parte stabilmente di quest’area. Ha detto di voler tornare a fare la sindaca di San Lazzaro. Si parla della creazione di una lista pro-Conti o addirittura targata Italia Viva nella coalizione che sosterrà Lepore, cosa che dopo il risultato delle Primarie sembra assolutamente legittimo».

Dunque lei aveva molta stima per entrambi i candidati…

«Si tratta di due amministratori capaci, figure invidiabili in altre realtà. Doveva essere una festa per la sinistra e invece c’è stato uno scontro con toni durissimi, che non fanno onore ai candidati. Abbiamo in questo territorio i risultati migliori d’Italia per occupazione, investimenti, innovazione. Eppure si è parlato di degrado e declino. È un tratto tipico dei bolognesi il lamentarsi anche del brodo grasso, Bologna però è uno dei posti dove si vive meglio in Italia. Certo ci sono i problemi che vive il Belpaese in questo momento, ma siamo tra i più fortunati».

Renzi secondo lei ora cosa farà?

«Continua a giocare la sua partita. Giustamente perché rappresenta una porzione di interessi e realtà che esistono. Ha comunicato il suo appoggio a Lepore, il ché viene vissuto come una complicazione per l’alleanza con i 5 Stelle. In generale la partita di Renzi è per limitare il potere nella futura coalizione dei pentastellati e della sinistra radicale».

Chi è invece Lepore?

«Un ottimo amministratore, una mente pensante di una giunta come quella di Merola che ha vissuto il crollo economico più pesante del dopoguerra, ma è riuscita a mantenere alti i livelli di welfare e di benessere della città».

Quale sarà il tema delle elezioni 2021 per la scelta del sindaco di Bologna?

«Un tema molto simile a quello già visto nelle primarie. Ci si chiederà se Bologna è in declino, oppure no, se non sia tra le realtà più invidiabili in Italia».

Se Lepore dovesse vincere le elezioni, come cambierà la città?

«La vittoria di Lepore è un tentativo di dire possiamo dare un indirizzo più caratterizzato, al di là del centro. Il suo tentativo sarà di spostare l’asse più a sinistra».

E come si tradurrà questo in azione amministrativa?

«Lepore tenterà di diminuire la forbice sociale, frutto della crisi economica e del Covid. Bisognerà aiutare chi non riesce ad arrivare a fine mese. Poi sono sicuro ci sarà chi dirà che Lepore non è abbastanza di sinistra. Però io credo che in un periodo in cui sarebbe più facile tagliare sui servizi, tutelare le fasce deboli, porre l’attenzione invece su questo tema, sia già un atto enorme».

Non si vedeva una battaglia nella sinistra sotto le Due Torri così accesa dal 1999, c’è un rischio di sconfitta per una coalizione così divisa come in quell’anno?

«No, la situazione è completamente diversa. Lì a sfidare il centrosinistra c’era un candidato come Giorgio Guazzaloca, un personaggio significativo, profondamente bolognese e questo per i cittadini è importante. Il centrosinistra poi all’epoca era molto più diviso, malgrado i Ds avessero molte più tessere del Pd oggi».

Però nello stesso tempo pare assopito il clima di mobilitazione che ha consentito la vittoria di Stefano Bonaccini nel 2020…

«Lì sono successe tante cose. C’era Matteo Salvini che è un politico abilissimo. È succeduto a Bossi, un ottimo leader per la Lega, e ha fatto crescere questo partito trasformandolo da secessionista a nazionale. Poi però proprio nella campagna elettorale emiliana ha usato toni che non piacciono neppure alla destra locale, ha scelto una candidata che è caduta in errori e gaffe imperdonabili, facendo nascere un movimento di popolo, che voleva evitare che la città fosse presa da forze con un linguaggio estraneo alla propria tradizione».

La destra secondo lei è destinata a perdere?

«Non hanno scelto neppure ancora un candidato. Il nome poteva essere quello di Giancarlo Tonelli – ex direttore Ascom, Confcommercio bolognese-, che poteva tentare di fare il Guazzaloca di turno, ma ha dato il suo appoggio ad Isabella Conti».

Lei ha criticato l’invasione di campo di ambienti di destra nelle primarie

«Io sono di centrosinistra e ritengo che le primarie debbano veder partecipare chi si riconosce in quest’area. A destra di solito si scelgono i candidati nei salotti, ma se ci fossero delle primarie io non parteciperei mai a questa competizione che riguarda l’altra coalizione. Ambienti di destra hanno partecipato, invece, esprimendosi per Isabella Conti».

Anche i 5Stelle hanno dato una chiara indicazione pro-Lepore invece. Lei aveva detto di aver considerato l’alleanza con i 5Stelle nel 2019 contronatura…

«Per me era contronatura. Devo dire che ho ritenuto interessante il ruolo di Giuseppe Conte, che si è rivelato un personaggio assolutamente non secondario. Dopo aver dato vinta ad un governo molto di destra, è stato protagonista di una alleanza Pd e 5Stelle e oggi spinge i pentastellati verso una più riconoscibile identità a sinistra, scontrandosi con figure importanti del Movimento. Il mondo pentastellato è cambiato e loro oggi si stanno schierando nel centrosinistra. Hanno capito che il Pd non è un mostro ed è meglio governare con chi sostiene idee di uguaglianza che con partiti di destra».

A proposito di Amministrative 2021 leggi anche l’intervista a Giuliano Pisapia