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L’Onu: «Le sanzioni contro il Venezuela violano i diritti umani». A Cuba carovana contro il bloqueo

La relatrice speciale delle Nazioni Unite, Alena Douhan, ha visitato la Repubblica Bolivariana del Venezuela dall’1 al 12 febbraio 2021 per verificare l’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sul godimento dei diritti umani da parte delle persone che vivono in Venezuela e di qualsiasi altra persona. Durante la sua visita nel Paese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite ha indicato di aver tenuto incontri con il presidente Nicolás Maduro e con membri del gabinetto esecutivo; così come con rappresentanti dell’opposizione venezuelana, sindacati e membri della Chiesa cattolica. Si tratta di osservazioni di natura preliminare, risultato di consultazioni con un’ampia gamma di parti interessate che vedranno una valutazione completa a settembre 2021.

Cibo, salute e istruzione: gli effetti delle sanzioni

La relatrice delle Nazioni Unite sui diritti umani, Alena Douhan, ha riconosciuto che le azioni coercitive e unilaterali degli Stati Uniti e dell’Unione Europea contro il Venezuela hanno avuto effetti devastanti sul cibo, la salute e l’istruzione del popolo venezuelano. «La qualità della vita dei venezuelani è diminuita a causa di sanzioni coercitive unilaterali», sono state le sue parole durante una conferenza stampa. Inoltre si tratta di sanzioni unilaterali che violano i diritti umani e sono illegali, in quanto non approvate dalle Nazioni Unite.

A Washington qualcosa si muove?

A Washington, i senatori Elizabeth Warren, Edward Markey e 23 rappresentanti hanno inviato una lettera a Joe Biden chiedendogli di rivedere le sanzioni per gli effetti catastrofici della pandemia, mentre l’autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidó ha ribadito che la strategia deve essere mantenuta. Nel suo rapporto, la delegata delle Nazioni Unite ha esortato il governo degli Stati Uniti a porre fine all’emergenza riguardante il Venezuela, rivedere e revocare le sanzioni a terzi e astenersi dall’imporre sanzioni sul diesel, chiedendo anche che i governi del Regno Unito, del Portogallo e degli Stati Uniti, che detengono illegalmente fondi dal Venezuela, sblocchino le attività della Banca Centrale del Venezuela (Bcv) per l’acquisto di medicinali e altri beni essenziali al fine di garantire la soddisfazione dei bisogni umanitari della popolazione del Paese sudamericano.

La relatrice delle Nazioni Unite per i diritti umani, Alena Douhan, risponde alle domande ai
giornalisti dopo aver presentato il suo rapporto sull’impatto delle sanzioni degli
Stati Uniti contro il Venezuela – teleSUR

Allo stesso modo, ha esortato il governo di Maduro e il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite a negoziare un accordo per garantire la distribuzione dei beni essenziali senza distinzione di età, sesso, religione o opinioni politiche.

Ha ricordato inoltre che, nonostante le entrate del governo siano diminuite del 99%, il governo Maduro indirizza il 76% delle attuali entrate in piani economici e sociali e attualmente il Paese vive con l’1% del reddito che aveva prima delle azioni coercitive unilaterali.

Con il blocco, niente medicinali

Alena Douhan, sull’impossibilità del Venezuela di acquisire il vaccino contro il Covid-19, ha ricordato che i beni del Banco Central de Venezuela all’estero sono bloccati, quindi il Paese non è in grado di acquisire il vaccino, le attrezzature e le forniture mediche.

«È preoccupante che le sanzioni contro il petrolio, l’estrazione mineraria, il blocco economico del Venezuela, il congelamento dei beni Bcv abbiano esacerbato le calamità economiche e umanitarie esistenti impedendo la generazione di reddito e l’uso delle risorse per sviluppare e mantenere infrastrutture e servizi sociali», ha dichiarato la delegata della Nazioni Unite.

Due dollari al mese

Queste azioni contro il Paese, ha aggiunto, hanno portato lo stipendio medio del settore pubblico tra i 2 ei 3 dollari al mese, sufficienti per acquisire solo l’1% del paniere alimentare di base: «Le persone dipendono dagli aiuti governativi sotto forma di Clap (Comitati Locali di Autosostentamento e Produzione), trasferimenti di denaro attraverso il Carnet de la Patria, numerosi sussidi per i dipendenti e gli aiuti umanitari».

La relatrice ha esortato il governo degli Stati Uniti «a porre fine all’emergenza nazionale relativa al Venezuela e a riconsiderare e revocare le sanzioni imposte al settore pubblico venezuelano, alle parti secondarie e ai terzi e ad astenersi dall’imporre sanzioni».

Le misure coercitive hanno tagliato lo sviluppo del Paese ed hanno minato il potenziale impatto delle riforme economiche nonché la capacità dello Stato di attuare progetti sociali. Vista la situazione, ha espresso la sua preoccupazione per l’impatto delle sanzioni in quanto violano gli «obblighi derivanti da strumenti universali e regionali come le garanzie procedurali e la presunzione di innocenza».

Donne, bambini, indigeni i più colpiti

Ha dichiarato inoltre: «Sono preoccupata per le minacce ai paesi terzi, l’introduzione di clausole di riservatezza nella legge costituzionale anti-blocco del Venezuela per quanto riguarda l’identità dei partner. Vedo con preoccupazione che la mancanza di risorse e la riluttanza di partner, banche e società di trasporto straniere a commerciare con i loro partner venezuelani ha portato all’impossibilità di acquisire risorse».

Il rapporto conclude che le misure coercitive unilaterali hanno avuto «un effetto devastante sull’intera popolazione del Venezuela» e che è stato più marcato nella popolazione con il reddito più basso, colpendo donne, bambini, operatori sanitari, persone con disabilità o malattie croniche e popolazioni indigene. Ha indicato infine che il rapporto finale della sua visita sarà presentato al Consiglio dei diritti umani il 21 settembre, aggiungendo che altri relatori hanno in programma di visitare il Venezuela.

Ma l’Italia all’Onu continua a votare per le sanzioni

Il 23 marzo, nel frattempo, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione (qui il link al documento ufficiale) con la quale sollecita tutti gli stati a smettere di adottare, mantenere e realizzare misure coercitive unilaterali che non sono in conformità col diritto internazionale, il diritto internazionale umanitario, la Carta delle Nazioni Unite e le norme e i principi che disciplinano le relazioni pacifiche tra gli stati (come spiega Fabio Marcelli in un recente articolo de L’AntiDiplomatico).

La risoluzione era stata promossa da Azerbaigian (in rappresentanza del Movimento dei Non Allineati, con la defezione di Colombia e Perù), Cina e Stato di Palestina. Trenta i voti favorevoli, quindici i contrari. Tra questi ultimi figura anche l’Italia, che conferma la linea delle sanzioni decisa da Washington. Non solo contro il Venezuela, ma anche contro altri Paesi, tra cui Cuba: la solidarietà delle brigate mediche intervenute per curare i malati di Covid lo scorso anno non è stata ricambiata da Roma.

Carovana contro il bloqueo a Cuba

Proprio a Cuba, lo scorso fine settimana, una carovana di auto, moto e bici ha manifestato per chiedere la fine dell’embargo, che da 60 anni colpisce l’isola caraibica. Ecco alcune foto da L’Avana (tratte dalla pagina Facebook Cuba Viva):