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Intelligenza artificiale, prof. Malerba: «Ue punta su etica, Cina su controllo, Usa su armamenti»

«Oggi l’intelligenza artificiale è in grado di capire i tuoi stati emotivi ed un robot può decidere di ballare la macarena per risollevarti il morale se sei triste».

Il professor Donato Malerba è Direttore del dipartimento di informatica dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro. È tra i più importanti esperti di machine learning (apprendimento automatico), nella top 2% mondiale dei ricercatori le cui pubblicazioni sono più citate secondo Mendeley Data. Il docente racconta attraverso l’immagine divertente di una macchina che balla la macarena i progressi scientifici che si sono fatti in questo campo.

«Siamo ancora distanti da una intelligenza artificiale che superi quella umana, ma sicuramente abbiamo fatto dei passi avanti considerevoli. Oggi abbiamo macchine che simulano capacità che sembravano esclusive di uomini e animali. Comprendere uno stato d’animo, decidere un obiettivo per migliorare la situazione di un essere umano, stabilire il mezzo più efficace per raggiungere questo scopo e mettere in pratica l’azione prescelta. Magari senza urtare nessuno, se l’azione più efficace è un ballo di gruppo».

Presto dovremo usare il test di Turing per stabilire se abbiamo di fronte un uomo o una macchina, come nel film Blade Runner?

«Io credo che avverrà sempre più il contrario. Saranno le macchine a dover fare un test per capire se hanno di fronte un robot o un uomo e quindi agire in modo diverso. Dovremo sicuramente rispondere a una domanda importante nei prossimi anni, cosa differenzia l’uomo dalla macchina?»

Non è importante proprio per questo rimettere al centro degli interessi che muovono la ricerca l’essere umano e il suo valore?

«Il problema si è posto nell’Ue già dal febbraio 2017 con una risoluzione del Parlamento europeo sulla robotica. Tutte le grandi potenze stavano lanciando la sfida per la supremazia nel campo dell’intelligenza artificiale. L’Ue però ha scelto un approccio etico, all’inizio anche con toni un po’ allarmistici, oggi certamente più equilibrati. Si punta su un’intelligenza artificiale affidabile (trustworthy), al servizio del benessere dell’umanità, sviluppando le grandi capacità derivanti da un unico mercato digitale. Al centro dei nostri interessi ci sono la salute, le applicazioni sociali, industriali e agricole, nonché la cyber sicurezza. Quest’ultimo campo è importantissimo. Tutto è connesso oggi alla rete, anche i servizi più importanti. Se si vuole attaccare un paese, più efficace di un bombardamento, potrebbe essere manomettere la rete elettrica. Per questo bisogna essere attrezzati per difendersi».

Le altre potenze invece come si orientano?

«Un po’ rispecchiando le loro tradizioni. Gli Usa puntano sull’egemonia militarmente, anche nel campo dell’IA. Non ci sono solo investimenti pubblici, ma anche tanti colossi privati investono in questo campo. La Cina guarda più al suo interno, al controllo del territorio».

E l’Italia?

«A maggio 2020 è stato costituito un gruppo di esperti selezionati dal ministero dello Sviluppo Economico sull’argomento che nel settembre 2020 ha dato vita ad un documento: “Strategia italiana per l’Intelligenza Artificiale”. I pilastri su cui punta l’Italia sono gli stessi dell’Europa».

Cosa ne pensa del 5G cinese e delle polemiche per frenare questa tecnologia in Italia?

Il Professor Malerba insieme al robot Pepper

«La reazione degli Usa è naturale, ma si basa principalmente su ragioni economiche. La Cina è arrivata per prima a sviluppare questa tecnologia e esportandola poteva danneggiare le aziende americane. In più, la maggiore vulnerabilità del 5G rispetto all’attuale 4G comporta una maggiore cautela nell’apertura del mercato ad aziende cinesi».

Il 2020 ha sottolineato gli aspetti positivi della tecnologia.

«Senza le nostre capacità tecnologiche e i nostri computer capaci di raccogliere ed elaborare una grande quantità di dati, non avremmo avuto il vaccino in tempi così rapidi. Inoltre gli attuali sistemi di comunicazione hanno permesso agli scienziati di lavorare insieme e scambiarsi dati anche a distanza. I computer sono ormai importantissimi in campo medico, aiutano nel sequenziamento genomico e nel prevedere gli effetti di un farmaco».

L’Italia si è ritrovata ad inizio pandemia infrastrutturalmente impreparata rispetto alle sfide poste dall’esigenza di comunicazione, la pandemia ha portato ad una accelerazione?

«Certamente, vedo una maggiore spinta verso la banda ultralarga».

C’è chi però ha paura che l’automazione sottragga posti di lavoro.

«Eppure studi autorevoli dicono che nei prossimi dieci anni si perderanno 75 milioni di posti di lavoro in occupazioni rese obsolete, a fronte di 133 milioni di posti di lavoro che nasceranno in nuovi campi. Ci sarà meno lavoro per un cassiere, ma tanta richiesta per i Data analyst (coloro che analizzano e interpretano i dati). Il problema è che è più facile licenziare nelle vecchie professioni che assumere nelle nuove, perché è complicato formare le competenze di cui abbiamo bisogno. Nello stesso tempo non possiamo però avere un atteggiamento luddista, distruggere le macchine e frenare il progresso tecnologico. Dobbiamo gestire la transizione e le conseguenze sociali, puntando molto sulla formazione, dando gli strumenti necessari a cogliere le nuove opportunità».

Il luddismo non ha ancora preso piede, preoccupa però l’atteggiamento antiscientifico e complottista che sembra fare proseliti

«C’è sempre stata una minoranza che ha coltivato questi atteggiamenti di sfiducia e rifiuto nei confronti della scienza. Mi preoccupa di più altro, il problema dell’inquinamento delle informazioni, per orientare l’opinione pubblica, mostrando una realtà falsificata. Sono in pochi coloro che sono in grado di fare fact checking. Servono professionisti in grado di fare da filtro alla grande quantità di notizie che ci giunge, anche in campo scientifico. Quello dei professionisti dell’informazione, sarà uno dei campi più importanti anche nel futuro».