Non schiave ma ribelli, la storia dell’8 marzo

«Fummo chiamate militanti, e accettammo il nome volentieri. Eravamo determinate a portare avanti la questione dell’affrancamento delle donne al punto che non potesse più essere ignorata dai politici». Una battaglia che prosegue ancora adesso, a più di cent’anni da quando Emmeline Pankhurst, principale esponente del movimento delle suffragette, pronunciò il suo più famoso discorso Libertà o morte in Connecticut nel 1913 durante la sua campagna di sensibilizzazione per il suffragio femminile.

Ancora oggi, infatti, in quasi tutto il mondo, il diritto di voto è stato conquistato. Eppure, è ancora ampio il divario che separa le donne dalla parità assoluta. Una parità per cui generazioni di militanti, in tutto il mondo, hanno combattuto e vengono ricordate in una giornata speciale come questa, l’8 marzo. La Giornata Internazionale delle Donne (International Women’s Day) rappresenta un momento di commemorazione, ma non solo: il movimento transfemminista Non una di meno, in occasione dell’8 marzo tradizionalmente indice uno sciopero “generale della produzione e della riproduzione, del consumo, sciopero dai ruoli imposti dai generi“. Vogliamo quindi rassicurare i figli sani del patriarcato: non una scusa per gozzovigliare, ma una buona occasione per lottare. Ma perché scegliere proprio l’8 marzo?

La nascita negli Stati Uniti

La prima traccia di una giornata dedicata alle donne sembra risalire al 28 febbraio 1909, quando il Partito Socialista americano organizzò la prima Giornata Nazionale delle Donne, che restò in vigore fino al 1913 e diede vita a incontri di massa in tutti gli Stati Uniti.

La data venne scelta in onore dell’anniversario degli scioperi scoppiati soltanto l’anno precedente, in cui a New York migliaia di donne impiegate nel settore tessile scesero in strada e marciarono unite per protestare contro le condizioni di lavoro a cui erano sottoposte: salari da fame, orari usuranti e molestie sessuali erano il pane quotidiano delle operaie americane.

Nel 1910, durante la Conferenza Internazionale delle Donne Lavoratrici, Clara Zetkin, rinomata socialista tedesca e strenua militante per i diritti delle donne, propose l’idea di estendere la giornata a un livello internazionale, partendo dall’Europa.

La Rivoluzione delle donne parte dalla Russia

La vera nascita dell’8 marzo ha radici extraeuropee. Ma non americane, come invece si pensa comunemente. Mentre l’America veniva sconvolta dalla tragedia della fabbrica Triangle Shirtwaist di Manhattan, dove persero la vita 146 ragazze immigrate da Italia ed Est Europa, in Russia le donne, ormai esasperate da un Paese straziato dalla guerra civile, si ribellarono. Fu così che, il 23 febbraio 1917, soltanto pochi mesi prima della celebre Rivoluzione d’Ottobre, a Pietrogrado le donne decisero di opporsi.

La scintilla della ribellione si accese la sera prima. Erano le sei di un gelido mercoledì pomeriggio e le operaie della fabbrica per la filatura di cotone Krasnaja Nit (Filo Rosso), dopo una lunga giornata di lavoro, si avventurarono nella sera incombente alla ricerca di cibo per sé stesse e le proprie famiglie. Dopo code estenuanti e piccole guerre contro il rincaro dei prezzi di viveri che scarseggiavano, le operaie videro la pazienza sgretolarsi. La mattina dopo, il 23 febbraio, chiamando a raccolta i compagni delle vicine officine Putilov, abbandonarono il luogo di lavoro e si riversarono in strada per manifestare contro lo Zar.

Era il 23 febbraio 1917 per il calendario gregoriano, che corrisponde al nostro 8 marzo. Sebbene non si trattò della prima Giornata Internazionale delle Donne in Russia, in un’intervista su Time datata 7 marzo 2019, la ricercatrice del centro Davis dell’Università di Harvard e attivista Rochelle Goldberg Ruthchild, evidenziò come «le donne russe, le prime della fila per la distribuzione dei viveri, erano il nocciolo duro della protesta. I rivoluzionari uomini come Leon Trotsky erano infuriati con loro. Queste donne disobbedienti e maleducate avevano dato vita al Giorno Internazionale della Donna, quando avrebbero invece dovuto attendere fino a maggio».

Lotto marzo oggi e domani

Fra falsi storici, movimenti per i diritti delle donne e fragili conquiste, celebrare l’8 marzo è un modo per ricordare e tramandare la memoria delle grandi gesta di tutte quelle militanti che ci hanno regalato la libertà di scelta. Ma come definire la Giornata Internazionale della Donna, che pur unendo le donne di tutto il mondo, si vede rivolgere ogni anno accuse di strumentalizzazione?

In un anno in cui la pandemia ha inferto un colpo crudele alla società, in particolar modo alle donne, principali vittime dell’annoso fenomeno della perdita del lavoro, perché celebrare ancora l’8 marzo? E perché dovremmo farlo in futuro? A queste e ad altre domande hanno provato a rispondere le ragazze che hanno deciso di metterci la faccia e prestarci le loro voci.

Buona visione!

8 marzo: ieri, oggi, domani